Danilo Massa sul Dominio Cibernetico

03/05/2019

Danilo Massa sul Dominio Cibernetico

III Seminario Italian Open Lab [12]

Al terzo appuntamento del seminario Italian Open Lab sul dominio cibernetico Danilo Massa lancia una proposta: mirare ad un sistema di cyber security nazionale in grado di migliorare l’organizzazione interna di tutti i soggetti.

Riferendosi sia ai soggetti pubblici che privati, nonché a tutti gli asset dello Stato, sia civili che militari.

Massa ha guidato in AizoOn uno dei più importanti programmi di ricerca sui sistemi avanzati di identificazione del malware, chiamato “Aramis”. Le sue competenze vanno dal vulnerability assetment e penetration testing di sistemi complessi e applicazioni alla messa in sicurezza di infrastrutture critiche.

Possiede le più importanti certificazioni SANS del programma GIAC, partecipa attivamente alla progettazione di Master universitaried è un Trainer certificato del SANS Institute. Oggi ricopre il ruolo di CTO di Aramis e di manager della TBU cyber security, una società di consulenza di Torino che ha varie sedi all’estero.

“Stiamo lavorando all’implementazione di una piattaforma per formare e preparare soggetti pubblici e privati a difendersi dalle sempre più sofisticate intrusioni informatiche e per insegnare loro ad usare strumenti di attacco e di difesa che siano in grado di individuare da dove arriva l’attacco e di identificare il gentiluomo che c’è dietro. Non è sempre facile, anzi il più delle volte è complesso”.

La soluzione individuata dal Ceo di Aramis è una tassellazione del cyber spazio, suddividere cioè lo spazio cyber in tante piccole zone geografiche e, con gli strumenti adatti, cercare di prevenire gli attacchi esterni analizzando a priori le modalità e gli intenti.

L’obiettivo finale  è facilitare l’individuazione dell’attacco, ma per farlo abbiamo bisogno di risorse umane e purtroppo il 90% delle risorse e delle competenze di alta specializzazione vanno tutte all’estero. Mi riferisco soprattutto agli studenti che, insieme alla Difesa, sono gli interlocutori più attenti a questo tema. Ecco, noi non possiamo derogare solo alle Università il compito di farli uscire già pronti dagli Atenei. Dobbiamo investire su di loro e cambiare la mentalità diffusa che lega le gare pubbliche bandite unicamente all’offerta più economica: solo in questo modo il risultato finale non viene sprecato”.

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