Gianni Cuozzo sul Dominio Cibernetico

03/05/2019

Gianni Cuozzo sul Dominio Cibernetico

III Seminario Italian Open Lab [15]

Al terzo seminario di Italian Open Lab sul dominio cibernetico Gianni Cuozzo lancia una pesante stoccata alla politica sulla difficoltà di accedere ai finanziamenti pubblici.

Cuozzo, fondatore e Ceo della quarta società al mondo sulla sicurezza del firmware e sul middleware che si chiama Exein spa, ha già all’attivo un finanziamento di due milioni di euro in attesa di prenderne altri dieci per i suoi progetti.

Al terzo appuntamento sul dominio cibernetico spiega alla platea quali sono i limiti da superare e lo fa come se stesse parlando a dei bambini di scuola elementare.

Mi fa molto piacere vedere sedute a questo tavolo personalità di spicco che dimostrano l’interesse che si sta aprendo intorno a questi temi. Devo ammettere però che sono molto preoccupato per l’età media dei componenti del tavolo, poiché in un’ottica internazionale, l’Italia deve ambire a raggiungere degli obiettivi che all’estero sono ormai dati per scontato, come appunto la presenza di persone molto giovani in posizioni di prestigio. Il Sistema Paese dimostra di non favorire i giovani nell’ambizione di fare impresa o comunque non li aiuta a ricoprire ruoli di rilievo sia nelle istituzioni che nel settore privato”. 

Il primo problema denunciato da Gianni Cuozzo è la mancanza di un contratto specifico per coloro che lavorano alla creazione di firmware pro active, che permette ad un’azienda di potersi difendere da attacchi esterni, capire le problematiche e decidere autonomamente come agire su se stesso e sull’intera catena di sicurezza.

I suoi dipendenti sono assunti paragonati dalla legge ai metalmeccanici e, come tali, devono sottostare al Contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria più numerosa d’Italia.

Questo  è una follia totale, perché io sono tenuto a sobbarcarmi il peso economico di un settore che non è mio, nato negli anni Settanta per favorire le mega assunzioni di Stato fino alla terza fascia e fiscalizzare la quarta, che è quella che mi riguarda. La conseguenza è che io sono costretto a competere con aziende straniere, israeliane e americane, che al mio stesso costo possono offrire condizioni lavorative migliori ai miei dipendenti”.

La seconda questione denunciata da Cuozzo attiene alle gare pubbliche, che richiedono come requisito il fatturato minimo e a coloro che sono deputati a scrivere i bandi:

“Come si fa a collegare il fatturato minimo al penetration testing? Il sospetto è che o la gara sia stata scritta per una determinata persona o che chi ha scritto le gare non aveva idea di cosa stesse scrivendo. Delle due l’una, o forse entrambe. Questo non ci rende un Paese serio, perché il vero problema è strutturale e riguarda il rapporto tra le pubbliche amministrazioni e le grosse aziende del nostro Paese”.

Ovviare al problema però si può e, secondo Cuozzo, tutto sta nella ridefinizione dei criteri utilizzati per la scelta del personale delle Golden Share, le società partecipate dello Stato, dove si anniderebbe un altro grande limite strutturale: quello di un management che, per il fondatore della quarta società al mondo sulla sicurezza del firmware, sta nella scelta di dipendenti delle partecipate.

Spesso una partecipata di Stato ha un management che non ha idea di cosa sta parlando, ma quello scelto dalla politica non è quello competente bensì quello amico. Quindi ancora prima dei tavoli specifici che sono ben lieto di vedere, noi ci muoviamo in un contesto in cui sappiamo quali sono i problemi e che c’è un player della Difesa che non eroga servizi e quando lo fa, lo fa in subappalto. Questo farà sì che noi resteremo un Paese vulnerabile tecnologicamente e culturalmente”.

L’ultima bordata la lancia contro i tagli effettuati nel settore Ricerca e Sviluppo, il cui contributo è passato dal 50 al 25%.

Se vogliamo fare tavoli in cui si parla di cyber security non si possono tagliare i fondi alla ricerca. So che ci sono limitazioni di bilancio, ma ci sono alcuni settori da individuare e su cui puntare per il futuro”.

E quello della cyber security è senza dubbio uno di quelli su cui puntare.

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