Luca Ferraris sul Dominio Cibernetico

03/05/2019

Luca Ferraris sul Dominio Cibernetico

III Seminario Italian Open Lab [10]

Al terzo appuntamento di Italian Open Lab sul dominio cibernetico Luca Ferraris dichiara che l’Italia può arrivare all’indipendenza cibernetica.

Luca Ferraris, responsabile del team Innovation, Marketing & Technology del gruppo Exprivia Italtel, spiega però che per raggiungere questo traguardo bisogna sempre guardare all’esperienza degli altri Paesi europei e confrontarsi per perfezionare il sistema difesa.

Perché non bisogna mai dimenticare che con l’espressione dominio cibernetico si intende non solo la difesa delle Forze Armate o del sistema in generale ma la difesa della Nazione intera.

“Attaccare una delle piccole e medie impresa strategiche significa attaccare la Nazione”.

Quali Paesi bisogna allora prendere ad esempio? La Francia ed Israele prima di tutto, perché hanno una governance forte (intesa come ruolo dello Stato) e centralizzata.

“La governance più è centralizzata più è forte, disperderla rappresenta un punto di debolezza. Quindi è giusto puntare all’italianità in tema di cyber sicurezza, ma solo se per questa si intende non dover demandare tutto alle aziende estere: sarebbe una follia. L’Italia, però, per cucirsi un ruolo rilevante in Europa e nel mondo deve fare investimenti seri, come fa la Francia che non appena si accorge dell’eccellenza di una piccola azienda cerca in tutti i modi di portarla sotto il controllo dello Stato ed evitare così che le nostre eccellenze vengano corteggiate e rapite da aziende estere”.

A questo punto diventa necessario uno sforzo in più da parte dell’Italia soprattutto in materia di industria militare e industria civile.

La migliore soluzione per raggiungere l’obiettivo di contare di più nel contesto mondiale del dominio cibernetico è che i due mondi, quello militare e quello civile appunto, si incontrino.

“Spesso si pensa che l’industria militare sia sia sempre un passo più avanti di quella civile, ma oggi per certi aspetti la seconda è intuitivamente più avanti. Ecco, se si è in grado di far dialogare i due mondi si potrebbe costituire un hub che renda l’Italia più rilevante nelle sedi istituzionali europee”.

Dunque, l’innovazione tecnologia deve essere necessariamente aperta, non chiusa in un laboratorio, ma il frutto di un incontro tra tutte le energie disponibili sul territorio, a partire dalle imprese per finire alle start up e alle Università. E bisogna investire di più, non solo nella ricerca di base ma è necessario sfruttare anche tutto ciò che viene fatto per la trasmissione dei progetti nel mercato.

“Questo significa investire in blockchain e sulle tecnologie quantistiche”

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