Michele Colajanni sul Dominio Cibernetico

03/05/2019

Michele Colajanni sul Dominio Cibernetico

III Seminario Italian Open Lab [06]

La domanda che, al terzo seminario di Italian Open Lab sul dominio cibernetico  Michele Colajanni si pone sul dominio cibernetico è: cosa ci si aspetta dalla Difesa?

“Qualcosa che cambi i tempi, perché il mondo cyber ha tempistiche che non sono quelle della costruzione di una nave. Se abbiamo delle priorità dobbiamo lavorare con altre tempistiche, con tante risorse e milioni di investimenti. Le cose per fortuna son cambiate, perché ho messo anche io la Difesa al centro di questo grande lavoro di collaborazione”.

Il docente dell’Università di Modena che danni collabora con la Difesa e le forze di polizia, è ottimista: in campo cyber l’Italia comincia a muoversi nel modo giusto, anche perché ci si è resi conto che in questo settore la dichiarazione di guerra non si fa attraverso gli ambasciatori, ma ci si trova in uno stato di guerriglia continua.

“Finalmente c’è una visione. Ho sofferto molto la mancanza di questa visione e il fatto che non si sapeva bene dove andare, ma finalmente abbiamo intrapreso la strada giusta assemblando le energie virtuose”.

I tre attori principali del mondo cyber (Difesa, Università e aziende private) hanno compreso che ognuno ha un ruolo specifico in questo settore, con campi di azione precisi e aspettative diverse. Tutto però tende allo stesso risultato: la sicurezza nazionale.

“Oggi anche le Università possono sviluppare un software, a differenza del passato quando era prerogativa solo delle grandi aziende, però il cambiamento sta nel fatto che solo la Difesa e le grandi aziende possono mantenere il prodotto a lungo termine. Le Università non saprebbero neanche come contrattualizzarlo, quindi spetta alle aziende prendere i prodotti realizzati dalle Università. Ed è qui che purtroppo l’Italia perde: ci sono tanti prototipi di progetti nei cassetti universitari che ora sono diventati obsoleti, perché le grandi aziende non vengono a fare scouting di questi prodotti”.

Qual è dunque l’auspico per la Difesa? Creare un ponte tra le grandi aziende e le Università per una collaborazione in maniera sistemica, alle istituzioni invece è demandato il compito di erogare i finanziamenti giusti.

“La formazione resta comunque la vera chiave di svolta ed avere persone competenze è complesso. Non basta una certificazione ottenuta in una settimana ma ci vuole esperienza, tanta esperienza”.

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