Pierluigi Paganini sul Dominio Cibernetico

03/05/2019

Pierluigi Paganini sul Dominio Cibernetico

III Seminario Italian Open Lab [07]

Nel suo intervento al seminario di Italian Open Lab  sul dominio cibernetico Pierluigi Paganini espone un quadro negativo della situazione.

Dal 2017 al 2018, infatti, si è persa una grossa fetta di attacchi. In un solo anno l’Italia ha individuato il 2% delle infiltrazioni criminali in meno rispetto al passato. E ciò e accaduto non solo perché le tecnologie criminali diventano sempre più sofisticate, essendo capaci di navigare anche sotto i radar, ma perché non si investe abbastanza nello sviluppo di tecnologie di contrasto che siano in grado di garantire la sicurezza nazionale.

“Il cyber spazio è uno spazio privo di frontiere e ciò impatta su diversi aspetti che coinvolgono la difesa e l’offesa ma anche il settore legislativo e diplomatico. La maggior parte dei cittadini fruisce di servizi erogati da questo nuovo dominio perciò bisogna difenderli e implementare una struttura che sia in grado di farlo”.

Gli attacchi recenti su internet, sui cloud computer e sui mobile hanno allargato lo spazio cibernetico e i principali attacchi sono stati condotti (e continuano ad esserlo) nell’ambito dello spionaggio e delle campagne di condizionamento psicologico soprattutto attraverso le reti sociali e principalmente in occasioni di campagne elettorali e politiche (come è accaduto nel 2015 nel momento più cruente della guerra tra Russia e Crimea).

Oggi un attacco cyber potrebbe essere paragonato a disastri di tipo naturale, infatti potrebbe comportare un rischio geopolitico, economico, ecologico e geo-ambientale. Proprio per questa ragione abbiamo esigenza di sviluppare tecnologia nazionale pronta a difendere la nostra sovranità”.

L’Italia infatti è un Paese preso molto di mira dagli attacchi cyber per via della sua posizione geopolitica (appartenenza alla Nato, vicinanza alla Russia e rapporti commerciali con la Cina) ed è proprio per questo motivo che la mission è sviluppare una tecnologia nazionale per difendere la propria sovranità.

“La disponibilità di una tecnologia moderna diventa una risorsa per lo Stato e un volano per un’economia virtuosa che alimenta la ricerca. Quindi abbiamo due opportunità: o diventiamo bravi a fare la qualifica di sistemi che utilizziamo tutti i giorni o dobbiamo imparare a costruirli. Purtroppo oggi siamo ancora incapaci di individuare le falle di un sistema per via anche di una scarsa digitalizzazione che, da un lato però, può essere anche un vantaggio perché un singolo attacco non può spegnere un intero Paese”.

Le carenze italiane sono note e sono legate sempre alla scarsità di fondi al mondo accademico, ma anche ad una scarsa interazione tra la realtà accademica e le istituzioni e alla debolezza nell’accedere ai fondi europei con la stessa forza utilizzata da Francia e Germania.

Ecco allora pronta la lista delle cose da fare stilata da Pierluigi Paganini: investire in centri di valutazione del firmware, incentivare il settore assicurativo (a maggiore rischio di infiltrazione), sviluppare centri tematici verticali sul territorio coordinati tra di loro (programmi che fanno devono essere conosciuti da tutti) e soprattutto fare massa critica.