Marco Airaghi sul Dominio Spaziale

16/04/2019

Marco Airaghi sul Dominio Spaziale

II Seminario Italian Open Lab [08]

Al secondo appuntamento del seminario Italian Open Lab sul dominio spaziale, Marco Airaghi non usa troppi giri di parole per dire che lo spazio sta diventando un vero e proprio terreno di controllo militare.

Nel 2018 Donald Trump ha imposto al Dipartimento della Difesa del Pentagono l’avvio dell’iter di manovra per la creazione di una Space Force sull’esempio di Russia e Cina.

Attualmente, infatti, le maggiori minacce derivano dalla capacità di distruggere satelliti lanciati nello spazio per imporre il proprio dominio. Di conseguenza l’Italia è obbligata a fare scelte mirate nel settore della difesa spaziale e cambiare la prassi utilizzata finora.

Marco Airaghi, ex membro del comitato parlamentare Vast (che rappresenta l’Italia in Europa) e già consulente sulle attività spaziali per il Ministero della Difesa, ha fondato una società di progettazione e ingegno nel settore aerospazio (che si chiama Oner) che offre consulenza per instradare le aziende a lavorare su determinati progetti o a perfezionare progetti già in corso grazie ad una propria piattaforma informatica di Big Data e alla realizzazione di propri prodotti.

“Le tecnologie satellitari rappresentano ormai un settore maturo, sempre più insostituibili per il supporto alle attività umane e permettono alle istituzioni di operare ad un livello sempre più vicino agli interessi reali dei cittadini”.

Safety e security sono ormai diventati concetti primordiali dell’attività spaziale, che si muovono in modo parallelo tra di loro. L’uno non può prescindere dall’altro e per un Paese avere una capacità di difesa nel settore aerospaziale diventa una prerogativa irrinunciabile.

“Il Governo non può che impostare una strategia nel settore spaziale che porti a una sovranità nazionale nel controllo di assetti strategici, rispettando le severe condizioni del bilancio statale. Bisogna perciò individuare quali siano le tecnologie e le applicazioni opportune e necessarie per offrire migliori servizi ai cittadini e valutare quali servizi acquisire e quali sviluppare a livello nazionale”.

Per fare ciò è necessario apportare un grande cambiamento, imposto anche dal recente sondaggio effettuato dal World Economic Forum secondo cui le alte tasse, l’inefficienza della burocrazia del Governo e l’investimento sono le ragioni più importanti della perdita di competitività dell’Italia nel settore, al pari della corruzione e della malavita.

“Non sembra probabile che le attività di esplorazione allo spazio possono dare grandi soddisfazioni in termini di ritorno, ma bisogna considerare i grandi programmi internazionali per lo sviluppo di progetti propri”.

A questo punto Airaghi prende come esempio l’iniziativa di One web nella prossima produzione di 2500 satelliti. In Florida infatti saranno realizzate piattaforme da 250 chili a 500mila dollari l’una, ne sarà prodotta una al giorno e questa iniziativa di certo sconvolgerà il futuro.

“E’ necessario ripensare alle strategie sulle telecomunicazioni, avendo una visione di ampio respiro per lo sviluppo delle aziende nazionali a cui deve accompagnarsi una politica di sostegno più responsabile ed evitare che la Difesa sostenga costi altissimi per progetti di cui non si ha la certezza del loro utilizzo e per servizi a volte non necessari”. 

Ecco perché bisogna puntare a ciò che Airaghi definisce markspace, ossia una gestione più moderna dell’attività aerospaziale tesa all’utilizzazione più spinta dei satelliti.

 

 

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